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AL CINEMA PER GUARIRE

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FILM-TERAPIA DI GRUPPO:
AL CINEMA PER GUARIRE

"La vita è una cosa meravigliosa", di Frank Capra, per infondersi una bella dose di autostima. "Kramer contro Kramer", invece, per affrontare i problemi della coppia e della separazione. "Il grande cocomero" per esplorare il disagio psichico negli adolescenti.

Sulla poltrona di una sala cinematografica come sul lettino dell'analista.

Al cinema non solo per rilassarsi, divertirsi, evadere dalla realtà, ma, al contrario, per trarre dal film spunti ed elementi che ci aiutino a comprendere meglio la vita, ad acquistare consapevolezza dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni.

è la "cinema therapy", o "movie terapia", usata già da qualche anno negli Stati Uniti, e approdata da poco anche in Italia. La stanno sperimentando all'Istituto di Neuroscienze di Firenze, dove piccoli gruppi di pazienti, omogenei per età e tipo di disagio psichico, guardano un film assieme, e poi ne parlano con lo psicologo e lo psichiatra. Ne parliamo con Elena Sogaro, la psicologa che segue questi gruppi.

Dottoressa Sogaro, può spiegarci cosa è esattamente la "cinema therapy"?

«è una forma di terapia psicologica che impiega la visione di film e la discussione dei sentimenti e delle emozioni che il film suscita. Si parte dall'identificazione con i personaggi della storia per aumentare la consapevolezza di se stessi e scoprire anche cose nuove su di noi. Tutte le arti possono rappresentare una forma di terapia, un modo attraverso il quale capire la vita, le nostre emozioni, e usare ciò che capiamo in forma terapeutica. Negli ultimi anni, specialmente negli Stati Uniti, si è osservato un rinnovato interesse per il cinema come forma di terapia per la sofferenza emotiva e psichica. Questo tipo di terapia è una versione moderna della tecnica sviluppata negli anni Trenta da William Menninger, conosciuta come bibliotherapy, basata appunto sulla lettura di libri. Recentemente si parla di cinema therapy o movie terapia anche in Italia, sebbene i terapeuti italiani si mostrino maggiormente cauti nell'impiego di questo strumento».

Come funziona esattamente la cinema therapy?

«Negli Usa viene usata come supporto della psicoterapia: i terapeuti prescrivono ai pazienti di vedere determinati film, attinenti con le loro problematiche. All'Istituto di Neuroscienze stiamo facendo un'esperienza diversa, pilota: la usiamo in alternativa alla psicoterapia. Un gruppo di 4-5 persone vede il film e successivamente ne discute con lo psicologo e lo psichiatra. Una discussione che ha come obiettivo l'esplorazione dei vissuti personali. è possibile usare i film in un modo diverso da quello ricreativo cui siamo abituati. Il film può assumere la funzione di pretesto e spunto per comprendere qualcosa in più su noi stessi. L'obiettivo è quello di offrire ed instaurare uno spazio di riflessione, sia fisico che psicologico, per dare voce alle emozioni che il film visto suscita in noi, superando quel momento in cui l'esperienza sembra essere individuale e non condivisibile. Proprio quando la realtà riacquista preponderanza è allora possibile ripercorrere i nostri vissuti in relazione al film».

Come avviene tutto questo?

«Lo spettatore ha bisogno che gli siano offerte alcune condizioni: una sala oscura, priva di rumori, dove i contatti con l'ambiente siano limitati e in cui possa lasciarsi andare e sospendere quella attenzione vigile, che è normalmente richiesta nella vita reale. La sala oscura equivale a una "caduta nell'inconscio", con un conseguente distacco dal mondo esterno. Secondo Musatti, ad esempio, il cinema parla direttamente all'inconscio dello spettatore, in quanto l'inconscio ha la capacità di risuonare emotivamente di fronte alle immagini filmiche e questo per la particolare somiglianza che presentano con le fantasie inconsce. Lo spettatore partecipa alla situazione cinematografica attraverso i meccanismi dell'identificazione e dalla proiezione. Nella situazione cinematografica, i fenomeni dell'identificazione sono molto intensi, in quanto lo spettatore si abbandona con tranquillità ai processi psichici che il film innesca. Attraverso il meccanismo dell'identificazione, lo spettatore vive in prima persona la vicenda che gli viene presentata».

Quali film usate per la cinema therapy?

«Per esempio, "L'attimo fuggente" (Peter Weir) e "Mignon è partita" (Francesca Archibugi), sui riti di passaggio dell'adolescenza. "Un'altra donna" e "Alice" (Woody Allen), per la mezza età. "Kramer contro Kramer" (R.Bentos) per le problematiche della coppia e della separazione. "Gente comune" (Robert Redford) e "Il grande cocomero" (Francesca Archibugi), per il disagio psichico negli adolescenti».

Con quali risultati?

«La visione del film e la successiva discussione sbloccano momenti di stallo. L'effetto più immediato è un accrescimento di consapevolezza e di autoconoscenza rispetto a certe problematiche che non siamo abituati a prendere in considerazione. E anche un miglioramento della comunicazione con se stessi e con gli altri. Ancora, vedere il film aiuta a trovare risposte più creative rispetto a certi problemi».

Lucia Zambelli

tratto dal sito Kataweb Salute
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