Chi è Osho?
Rajneesh Chandra Mohan Jain , meglio conosciuto durante gli anni Settanta come Bhagwan Shree Rajneesh e più tardi come Osho è stato un leader carismatico e Maestro spirituale indiano.
Ha vissuto in India e negli Stati Uniti ed è stato il fondatore e leader del “Movimento Osho-Rajneesh” (Osho-Rajneesh movement), un controverso movimento spirituale i cui seguaci sono noti come “arancioni”, o come “neo-sannyasin” (sany?sa in hindi significa asceta).
BIOGRAFIA
L’infanzia
Osho nacque l’11 Dicembre 1931 a Gadarwara, un piccolo villaggio nello stato indiano del Madhya Pradesh. Alla sua nascita gli astrologi predissero che sarebbe morto prima del compimento del settimo anno di vita, così i genitori, Jainisti, lo mandarono a casa dei nonni finchè non avesse compiuto il settimo compleanno. Lì, come lo stesso Osho sottolinea, ha avuto la maggiore influenza di tutta la sua vita. Sua nonna gli diede la massima libertà e gli dimostrò grande rispetto. Come conseguenza, fu lasciato senza cure particolari, restrizioni, né alcun tipo di educazione imposta. Come egli stesso ebbe a dire, i bambini, durante i primi sette anni, vengono influenzati negativamente dall’esser forzati ad imparare e dalla negazione della loro dignità. Idealmente, disse, bisognerebbe agire all’opposto: «se ad un bambino nei suoi primi anni è permessa la libertà, crescerà forte e abbastanza intelligente da decidere e discutere, e potrà auto-educarsi con un minimo di guida».
L’illuminazione e le prime comunità
Il 21 Marzo 1953, all’età di ventun anni, divenne «illuminato», dopo un intenso periodo di sette giorni in cui sedette in giardino sotto un albero di elengi. Da allora cominciò a proporre le sue tecniche di meditazione con il proposito, condiviso da molte tradizioni antiche e moderne, del raggiungimento di una maggiore consapevolezza di sè, che per Osho e per la corrente spirituale di cui lui è stato l’iniziatore si può concretizzare in una sorta di «risveglio». Conclusi gli studi, negli anni ‘60 ottenne la cattedra di filosofia alla Università di Jabalpur, e nel frattempo viaggiò per l’India, tenendo conferenze sulla sua filosofia. Nel 1969 un gruppo di suoi discepoli stabilì una fondazione in supporto al suo lavoro, permettendogli di lasciare il lavoro universitario. Si stabilirono in un appartamento di Bombay dove pronunciava discorsi quotidiani e riceveva visite. Il numero e la frequenza dei visitatori diventarono presto troppo grandi per il luogo, riempiendo l’appartamento e disturbando i vicini. Un appartamento più ampio venne trovato al piano terra (così che i visitatori non dovessero usare l’ascensore, motivo principale di conflitto con il vicinato).
Il 26 settembre del 1970 iniziò il suo primo discepolo ( o sannyasin) durante una meditazione all’aperto, uno dei grandi incontri in cui dava conferenze e guidava meditazioni di gruppo.
Nel 1974 si trasferì a Poona dove fondò il suo Ashram. Ben presto il flusso di visitatori occidentali diventò una marea. Alla fine degli anni ‘70 l’Ashram di Poona ospita il centro di terapia e di crescita interiore più grande al mondo, dove migliaia di persone vanno per partecipare a gruppi terapeutici e a corsi di meditazione, per ascoltare il discorso giornaliero di Osho, allora chiamato Bhagwan, al mattino o partecipare al darshan (incontro col Maestro) serale.
Dopo aver girato mezzo mondo in cerca di un nuovo posto dove far rinascere il suo ashram (ci fu anche in Italia un movimento di opinione molto forte per permettergli questo, ma l’autorizzazione arrivò dopo la sua morte), tornò in India e si stabilì nuovamente a Poona. Qui il vecchio Ashram divenne la sua nuova Comune, che ancora oggi, sotto il nuovo nome di Osho International Meditation Resort, riceve la visita di centinaia di migliaia di persone l’anno, fedeli alla pratica dei suoi insegnamenti. I suoi libri, o meglio le trascrizioni dei suoi discorsi, sono centinaia, tradotti e letti in decine di lingue, coerentemente alla persistenza del suo movimento.
Dopo la sua morte, avvenuta il 19 gennaio del 1990, dopo un periodo di diversi mesi in cui il suo corpo aveva cominciato a soffrire, la sua Comune di Poona restò guidata da un “Inner Circle” di 21 persone, da lui nominate qualche tempo prima.
LA “FILOSOFIA” DI OSHO
Il suo insegnamento è stato considerato da alcuni come un insieme di idee proprie delle filosofie orientali (Induismo, Giainismo, Buddismo Zen, Taoismo) e di alcuni tratti del pensiero occidentale (psicologia jungiana, psicologia umanista, l’antica filosofia greca).
Il sincretismo e i valori proposti
Elemento di originalità dell’opera di Osho in anni di diffuso interesse per la tradizioni spirituali orientali, fu l’intenzione di adattare i millenari concetti e pratiche della cultura indiana al moderno uomo occidentale. Da questa esigenza nascono gli esercizi di meditazione dinamica introdotti da Osho, elaborati in modo sincretico a partire dagli insegnamenti dello Yoga, del Tantra, ma anche da altre tradizioni non indiane come il Taoismo e il Buddhismo Zen.
Osho afferma nei suoi discorsi che i valori più grandi nella vita sono (senza un ordine specifico) l’amore, la meditazione e il riso, e che la grazia più grande sia l’esperienza dell’illuminazione spirituale. Questa «illuminazione» è descritta come lo stato normale di ogni cosa di cui è fatto l’universo, ma, dato che spesso ci si lascia distrarre da una molteplicità di fattori, non riusciamo a realizzare di essere, appunto, in questo normale stato. In particolare le distrazioni provengono dalle attività umane del pensiero razionale, così come dai vincoli emozionali che ci legano alle aspettative della società, con le conseguenti paure e inibizioni. Per chiarire ai suoi ascoltatori il suo approccio e per dare degli strumenti sistematici al suo metodo di ricerca, Osho estrasse e espose varie filosofie, da diverse fonti. Fu un ricercatore molto attivo e prolifico: in innumerevoli discorsi sia in hindi che in inglese si occupò di varie tradizioni spirituali e religiose, incluse quelle di Buddha, Krishna, Guru Nanak, Gesù, Socrate, dei maestri Zen, del Chassidismo, dei Sufi e molte altre.
Spese molte energie per evitare di fissare un “sistema di pensiero” che potesse definirlo, dal momento che, secondo le sue parole, nessuna filosofia può esprimere completamente una verità. Una definizione possibile (anche se probabilmente può essere considerata riduttiva) del suo pensiero potrebbe essere quella di una “filosofia della non-filosofia”.
Oratore consumato, utilizzò la sua abilità per veicolare il suo messaggio, ma insistette sul fatto che l’unico scopo per il quale continuava a parlare era quello di convincere i suoi ascoltatori ad intraprendere un percorso di meditazione.
Fu spesso chiamato il «guru del sesso», dopo che alcuni suoi discorsi della fine degli ann ‘60 scandalizzarono la parte della società più conservatrice. Questi vennero in seguito trascritti e pubblicati sotto il titolo Dal sesso alla supercoscienza. A suo avviso, «per il Tantra tutto è sacro, e nulla è profano», e ogni morale sessualmente repressiva era controproducente dal momento che «non si può trascendere il sesso senza averne avuto un’esperienza completa e consapevole».
Secondo Osho, la meditazione è uno stato che va «oltre la mente», di totale presenza a sè, nel quale raggiungere consapevolmente il silenzio interiore. Osho insistette molto sul fatto che la meditazione non può essere spiegata o descritta in modo esaustivo, essendo un’esperienza nella quale la mente ed ogni pensiero logico (quindi anche il linguaggio) vengono trascesi. La pratica della meditazione non comprende quindi pensieri spirituali o religiosi, e non è possibile forzarla con un atto di volontà, ma soltanto lasciare che questo stato di «non mente» nasca e si manifesti spontaneamente.
Osho partì dal presupposto che l’essere in “meditazione” sia una condizione comune e naturale dell’uomo. Ma, aggiunse, è molto difficile per l’uomo moderno raggiungere tale condizione con le tradizionali tecniche (come sedersi, semplicemente, a gambe incrociate), poiché egli subisce continuamente talmente tante “distrazioni” e stimoli esterni da aver perso la capacità di ritrovare facilmente sé, per ritornare a sé ed al proprio ascolto interiore. Per questo motivo individuò alcune tecniche di meditazione attiva che potessero portare naturalmente alla meditazione, il cui fine essenziale era di distrarre la mente per creare quello spazio di silenzio e consapevolezza necessario alla meditazione.
Alcuni di questi esercizi preparatori possono essere ritrovati nelle terapie della moderna psicoterapia occidentale (a.e. la psicoterapia della Gestalt), e consistono nell’alterazione del respiro, nel gibberish (l’esprimersi in un linguaggio sconosciuto), nel piangere o ridere liberamente, nel danzare e muovere il corpo fino a raggiungere lo stato di catarsi, ovvero di crollo delle sovrastrutture mentali e liberazione dalle stesse, attraverso un’esplosione emozionale, liberando il corpo e la struttura psico-energetica di tutti quei blocchi emozionali che impediscono la libera espressione di sé nella vita quotidiana.
Le tecniche di meditazione principali proposte da Osho sono chiamate Active Meditations(meditazioni attive), comprendono le meditazioni “dinamica”, “kundalini”, “nadabrahma”, “nataraj”, e sono piuttosto impegnative dal punto di vista fisico, per due motivi: 1. la concezione di piena identità fra corpo e struttura psichica (ogni emozione repressa o trauma interiorizzato, ma non vissuto, ha un corrispettivo nel corpo fisico); 2. i condizionamenti sociali ed emotivi subiti dall’uomo fin dalla sua prima infanzia, se molto radicati nella propria struttura psicofisica, renderebbero necessario, per il loro abbandono, un notevole sforzo innanzitutto fisico.
Osho re-introdusse anche alcune tecniche tradizionali di meditazione, riducendole alla loro più essenziale espressione, estraendole dai rituali e dalle tradizioni proprie, e mantenendone le parti maggiormente «terapeutiche». Inoltre, sostenne la teoria per la quale lo stato meditativo può essere raggiunto e mantenuto, con una sufficiente pratica, anche attraverso le azioni quotidiane.
Un’illuminazione terrena
Con l’abitudine della meditazione si può ottenere, secondo Osho, l’illuminazione, ovvero uno stato in cui “si è continuamente in uno stato di meditazione”.
Osho non predicò mai una fuga dal mondo terreno verso quello spirituale, ma la necessità dell’uomo moderno di essere spirituale (e quindi in meditazione) nella vita di tutti i giorni. Il percorso che dovrebbe condurre all’illuminazione consiste quindi nel qualificare, con la massima presenza di sé, ogni atto della vita quotidiana e reale, dal lavoro alla vita di coppia, dal sesso alle relazioni sociali.
Questa concezione di spiritualità e di illuminazione immersa nel quotidiano è quindi in aperta rottura con la tradizionale visione dei due mondi separati: quello dello spirito e quello della materia.
“Sei stato un po’ troppo serio di recente, seriamente…è tempo di lasciar perdere! Fatti una bella risata e metti da parte i tuoi bei piani. Davvero non ne hai bisogno.Ciò che dovrà accadere accadrà e tu hai una scelta: andarci insieme o andarci contro.”
(Osho)
LE MEDITAZIONI DI OSHO
Chakra Breathing
Primo stadio (45 minuti): stai in piedi, con i piedi alla larghezza delle spalle, chiudi gli occhi. Apri la bocca e inizia a respirare rapidamente nei chakra, i tuoi centri energetici. Inizia con il centro più basso, il primo chakra. Ogni volta che senti la campanella, muovi il respiro verso l’alto, nel chakra successivo. Il tuo respiro dovrebbe farsi più rapido e sottile mentre ti muovi verso l’alto attraverso ogni chakra. Permetti al tuo corpo di essere morbido e rilassato. Puoi muoverti, scuoterti, fare qualsiasi movimento delicato che dia supporto al tuo respiro. Giunto al settimo chakra, sentirai il suono di tre campanelle. A questo punto attraverso il respiro torna lentamente giù al primo chakra attraversando tutti i sette chakra. Hai circa due minuti per ritornare al primo chakra.Questo ciclo si ripete tre volte.
Secondo stadio (15 minuti): siedi con gli occhi chiusi, in silenzio, immobile, e osserva qualsiasi cosa accada dentro di te.
Chakra Sound
Questa meditazione apre e dà consapevolezza ed armonia ai chakra attraverso l’uso di suoni fatti con la voce insieme alla musica. Questa meditazione può condurti a profonda pace e silenzio interiore sia che tu emani i tuoi suoni con la voce o sia attraverso l’ascoltare ed il sentire i suoni dentro di te. E’ una meditazione che può essere fatta a qualsiasi ora.
Primo stadio (45 minuti di musica): Puoi restare in piedi, sederti comodamente oppure sdraiarti, se preferisci. Fai in modo di tenere la schiena dritta e il corpo morbido. Respira nella pancia piuttosto che nel torace. I suoni devono essere prodotti con la bocca aperta e la mascella rilassata, e la bocca deve essere tenuta sempre aperta. Chiudi gli occhi e ascolta la musica; se vuoi, inizia a emettere suoni nel primo chakra. Puoi tenere una singola nota, oppure variare più note. Lascia che sia la musica a guidarti. Mentre ascolti la musica o i suoni da te prodotti, senti questo suono pulsare proprio al centro del tuo chakra, e fallo anche se all’inizio ti sembra solo immaginazione. Osho ha suggerito che attraverso l’immaginazione ci possiamo “sintonizzare con qualcosa che esiste davvero”. Quindi continua con la meditazione anche se ti sembra di stare solo immaginando i chakra. Con la consapevolezza l’immaginazione può condurti a farti provare la vibrazione interiore di ogni centro. Dopo aver fatto i suoni nel primo chakra, sentirai la musica cambiare ad una tonalità più alta - questa è l’indicazione di iniziare ad ascoltare e sentire i suoni nel secondo chakra. Se vuoi, puoi continuare a fare i suoni con la voce. Questo processo viene ripetuto su per tutti i chakra sino al settimo. Muovendoti di chakra in chakra, alza la tonalità dei tuoi suoni. Dopo aver concluso con il settimo chakra, la tonalità scenderà di un grado alla volta attraverso tutti i chakra. Mentre ascolti i suoni scendere di tonalità, ascolta ogni chakra e fai i suoni. Senti che l’interno del tuo corpo diventa cavo come una canna di bambù, e permetti ai suoni di risonare dalla cima del tuo capo fino alla base del tuo corpo. Al termine della sequenza ci sarà una breve pausa, poi inizierà una nuova sequenza. Questa salita e discesa sarà ripetuta tre volte, per un totale di circa 45 minuti. Quando sarai familiare con questa meditazione potrai aggiungervi una nuova dimensione attraverso la visualizzazione. Mentre ti focalizzi su ogni chakra permetti che appaiano delle immagini nella tua immaginazione. Non c’è bisogno di creare immagini, sii solo ricettivo a qualsiasi cosa appaia. Potranno essere colori, scene della natura. Ciò potrà giungere alla tua consapevolezza in forma visiva, ma anche in forma di pensiero se ciò per te è più naturale. Potrai ad esempio pensare “oro”, oppure vederne il colore nella tua immaginazione.
Secondo stadio (15 minuti di silenzio): terminata l’ultima sequenza di suoni, siedi o sdraiati con gli occhi chiusi. Resta in silenzio e non focalizzarti su nulla in particolare. Permettiti di essere consapevole, e osserva qualsiasi cosa accada dentro di te. Rilassati e rimani testimone, senza giudizio
Dinamica
La Meditazione Dinamica è la meditazione di Osho più essenziale ed è quella più conosciuta. Si compone di cinque stadi. I primi tre devono essere praticati con totalità, in modo che nel corpo non resti alcuna energia statica; in questo modo la mente non avrà più alcun alimento per creare pensieri, sogni e immaginazioni. Esaurendo l’energia nell’estroversione, all’improvviso ci si ritrova dentro di sé. Il quarto stadio è un’osservazione silenziosa, un essere testimoni. Nel quinto si celebra e si danza. Questa meditazione va fatta al mattino presto, a stomaco vuoto.
Primo stadio (10 minuti di musica): respira in modo caotico e rapido, attraverso il naso: profondamente, rapidamente e con intensità, senza alcun ritmo. Usa il movimento naturale del corpo per aiutare la respirazione e portala al massimo delle tue possibilità. In questo modo distruggerai i tuoi schemi mentali e ti preparerai a liberare le tue emozioni represse.
Secondo stadio (10 minuti di musica): esplodi: ridi, urla, piangi, salta, scuotiti, nella più assoluta follia. Qualsiasi cosa affiori nella tua mente, esprimila totalmente. In questo modo libererai il tuo organismo da ogni repressione, dal tuo intero condizionamento.
Terzo stadio (10 minuti di musica): salta con le mani alzate, e urla a gran voce il mantra: “Hu! Hu! Hu!” e stai attento a ricadere a terra sull’intera pianta del piede. Espira mentre emetti il suono, in modo tale che tutto il respiro fuoriesca. Usa tutta la tua energia, esaurisciti totalmente. Questo mantra urlato colpirà in profondità il centro sessuale dall’interno e quando questo centro è colpito dall’interno l’energia inizia a flui-re verso l’alto; in questo modo, ogni cellula diventerà più cosciente: non potrai più restare inconsapevole.
Quarto stadio (15 minuti di silenzio): stop! Congelati esattamente là dove ti trovi, in qualsiasi posizione tu sia. Non muoverti, non fare assolutamente nulla. In questo arresto improvviso verrai ributtato nel centro. Diventerai un osservatore, un osservatore del tuo stesso corpo e della tua mente.
Quinto stadio (15 minuti di musica): celebra e gioisci al suono della musica, danza,esprimi la tua gratitudine al Tutto. E porta con te, per tutta la giornata, la vitalità ritrovata.
“Resta in uno stato d’animo festoso. Non stai facendo nulla di serio:stai solo giocando, giochi con la tua energia vitale, giochi con la tua bioenergia: lascia che si muova spontaneamente. Così come il vento soffia e il fiume scorre anche tu fluisci e stai soffiando. Percepisci questo stato dell’essere e gioca. Ricorda sempre questa parola ‘giocosità’, con me è una cosa essenziale.”
(Osho - Il libro arancione)
Gourishankar
E’ la meditazione serale durante i campi di meditazione mensili. Questa tecnica si compone di quattro stadi di quindici minuti ciascuno. I primi due stadi servono come preparazione per il Latihan spontaneo del terzo stadio. Osho ha detto che se la respirazione viene eseguita nel modo giusto durante il primo stadio, l’ossido di carbonio che si forma nel sistema circolatorio vi porterà alle altezze del monte Everest: il Gourishankar.
Primo stadio (15 minuti di musica): siedi ad occhi chiusi. Inspira profondamente dal naso e riempi i polmoni. Trattieni il respiro il più a lungo possibile, e poi espira dalla bocca dolcemente e tieni i polmoni vuoti più a lungo ti è possibile. Continua questo ciclo di respirazione per tutto il primo stadio.
Secondo stadio (15 minuti di musica): ritorna a una respirazione normale e con occhi sfocati guarda la fiamma di una candela o una luce intermittente blu. Tieni il corpo immobile.
Terzo stadio (10 minuti di musica): con gli occhi chiusi, alzati in piedi e lascia che il tuo corpo sia sciolto e ricettivo. Sentirai che un’energia sottile fa fluire il corpo fuori dal tuo normale controllo. Lascia che questo Latihan accada. Non essere tu a muoverti: lascia che il movimento accada, dolcemente e con grazia.
Quarto stadio (15 minuti ): sdraiati ad occhi chiusi e resta immobile, in silenzio.
Quando il tuo sforzo decade, all’improvviso è presente la meditazione. Quando tu non ci sei, solo allora la meditazione può accadere. Quando sei semplicemente qui e ora, senza far nulla in particolare, quando sei un semplice essere, accade. Allora verrà come un’onda e quelle onde si susseguiranno sempre più travolgenti. Sarà come una tempesta, alla fine, e ti porterà via, in una realtà completamente nuova.
(Osho - Il Libro Arancione)
Kundalini
La meditazione Kundalini è una tecnica ideata da Osho molto diffusa e potente.
Di solito viene praticata la sera, al tramonto.
Primo stadio (15 minuti di musica): tenendo gli occhi chiusi rimani sciolto e lascia che tutto il tuo corpo vibri e si scuota; avverti le enrgie che salgono verso l’alto, partendo dalle mani e dai piedi. Lasciati andare in ogni parte del corpo e diventa quello scuotimento.
Secondo stadio (15 minuti di musica): danza totalmente come più ti piace, e lascia che il tuo corpo si muova come meglio desidera.
Terzo stadio (15minuti di musica): chiudi gli occhi e rimani immobile, seduto o in piedi….semplice testimone di qualsiasi cosa accada dentro o fuori di te.
Quarto stadio (quindici minuti ): tenendo gli occhi chiusi, sdraiati e rimani immobile.
“Lascia che lo scuotimento accada. Resta in piedi in silenzio, avverti l’inizio della vibrazione, e quando il corpo parte con un tremito leggero, assecondalo ma senza mai agire. Godilo, vai in estasi, incoraggialo, ricedilo, favoriscilo, ma non forzarlo. Se lo forzi, diventerà un esercizio, un esercizio ginnico. In quel caso ti scuoterai, ma sarà un fenomeno superficiale: non penetrerà in te. All’interno rimarrai rigido, duro, pietrificato; sarai tu a tenere le fila, ad agire, e il corpo non potrà far altro che ubbidirti. Il corpo non è un problema, il problema sei tu. Quando ti dico di scuoterti, voglio che la tua solidità, il tuo essere pietrificato siano scossi alle fondamenta. Così da diventare liquidi, fluidi, sciolti, liberi. E quando l’essere rigido diventa liquido, il corpo lo seguirà. A quel punto non ti scuoterai più, esisterà solo lo scuotimento. Nessuno lo provocherà, accadrà semplicemente. Allora colui che agisce non esisterà più.”
(Osho)
Mandala
E’ una tecnica catartica molto forte: crea un cerchio di energia che porta a centrarsi in se stessi in maniera naturale. Si compone di quattro stadi di 15 minuti ciascuno.
Primo stadio (15 minuti di musica): Corri “da fermo” ad occhi aperti, iniziando lentamente e poi aumentando gradatamente la velocità. Solleva le ginocchia il più in alto possibile. Respira profondamente e in modo regolare per muovere, all’interno del corpo, l’energia: dimentica la mente e dimentica il corpo, continua senza mai fermarti.
Secondo stadio (15 minuti di musica): Siedi a occhi chiusi con la bocca aperta e rilassata. Ruota il corpo dolcemente all’altezza del bacino, come una canna di bambù mossa dal vento. Senti il soffio del vento che ti porta da una parte all’altra, avanti e indietro e ti fa ruotare in cerchio. Questo movimento porterà verso il centro dell’ombelico le energie risvegliate nel primo stadio.
Terzo stadio (15 minuti di musica): Sdraiati sulla schiena, apri gli occhi e falli ruotare in senso orario, tenendo ferma la testa. Lascia che compiano nelle orbite una rotazione completa e molto ampia, come se seguissero la lancetta dei secondi di un grande orologio. La rotazione deve essere fatta il più velocemente possibile. E’ importante che la bocca rimanga aperta e la mascella rilassata; il respiro deve essere sempre calmo e regolare. Questo movimento porterà le tue energie a centrarsi nel terzo occhio.
Quarto stadio (15 minuti ): Silenzio. Chiudi gli occhi e rimani assolutamente immobile.
Nadabrahma
La Nadabrahma è un’antica tecnica tibetana usata da secoli per centrarsi. Può essere praticata in ogni momento della giornata, da soli o in gruppo. Nei primi due stadi se il corpo si vuole muovere lasciatelo fare, ma mantenete i movimenti lenti, soffici e aggraziati.
Primo stadio (trenta minuti di musica): siedi in una posizione rilassata, con gli occhi chiusi e le labbra unite; quindi inzia a emettere il suono “mmmmmmmmm”, abbastanza forte da potere essere udito all’esterno, in modo da creare una vibrazione in tutto il corpo. Verrà un momento in cui il suono continuerà da solo e tu diventerai un semplice ascoltatore. Non occorre seguire alcun tipo di respirazione particolare e, se lo desideri, puoi cambiare la tonalità, modulando il suono. Puoi anche muovere il corpo, ma lentamente e con dolcezza. Visualizza il tuo corpo come un tubo cavo colmo solo di questo suono. Questo stadio stimola il cervello e ripulisce ogni fibra: è particolarmente utile nelle pratiche di guarigione.
Secondo stadio (sette minuti di musica): lentissimamente muovi le mani, con i palmi rivolti verso l’alto, in un movimento circolare diretto verso l’esterno. Partendo all’altezza dell’ombelico, entrambe le mani si muovono in avanti per poi dividersi e formare due larghi cerchi speculari, uno verso destra e l’altro verso sinistra, per poi ritornare all’ombelico. Senti di offrire la tua energia all’esterno, all’universo. Il movimento deve essere lentissimo, impercettibile.
Terzo stadio (sette minuti di musica): gira le palme delle mani verso il basso e muovile con un movimento circolare diretto verso l’interno. Ora le mani si muoveranno verso l’ombelico per dividersi verso l’esterno sui lati del corpo, in cerchi concentrici. Senti di portare l’energia dentro di te. Anche questo movimento deve essere lentissimo.
Quarto stadio (quindici minuti ): tenendo gli occhi chiusi, sdraiati e rimani immobile.
“Se sei perso nel tuo canto, sei perso nel ‘nadabrahma’, sei perso nel suono senza suono.”
(Osho - The Beloved Vol. 2)
Nataraj
Nataraj è danza trasformata in meditazione totale. Si compone di tre stadi, per una durata complessiva di 65 minuti.
Primo stadio (40 minti di musica): danza ad occhi chiusi, come se fossi posseduto. Lasciati guidare completamente dall’inconscio. Non controllare i movimenti, e non cercare di restare testimone di cosa accade: lasciati dominare totalmente dalla danza.
Secondo stadio (20 minuti): con gli occhi sempre chiusi, sdraiati immediatamente. Resta immobile, in silenzio.
Terzo stadio (5 minuti di musica): danza e divertiti, celebrando.
No dimension
Questa meditazione, di origine gurdjieffiana, è una danza ottima per centrarsi e un’eccellente preparazione per la whirling, la danza circolare dei Sufi. La sua durata è di un’ora e comprende tre stadi.
Primo stadio (30 minuti di musica): in piedi, poni la mano sinistra sul cuore e la destra sulla pancia. Ascolta la musica e sintonizzati con il ritmo del tuo respiro.
Posizione di partenza: poni entrambe le mani sulla pancia, inspira attraverso il naso e solleva le mani verso il cuore. Espira in modo udibile attraverso la bocca e allunga in avanti mano e piede destri, mentre la mano sinistra ritorna alla pancia. Ritorna alla posizione di partenza. Ripeti la sequenza di respiro e movimento portando in avanti mano e piede sinistri e ritornando alla posizione di partenza. Ripeti nuovamente la sequenza allungando mano e piede destri di lato, a 90 gradi e ritornando alla posizione di partenza. Di nuovo la stessa sequenza con una svolta a 90 gradi a sinistra e ritorno alla posizione di partenza. Nella sequenza successiva compi una svolta di 180 gradi verso destra muovendo mano e piede destri, quindi ritorna alla posizione di partenza. Ripeti la svolta di 180 gradi verso sinistra, muovendo mano e piede sinistri. Ricorda di far sempre partire il movimento dal tuo centro, l’hara, e usa la musica per stare al giusto ritmo. I movimenti dovrebbero susseguirsi in maniera fluida, e non diventare automatici. La danza inizia lentamente e il ritmo va crescendo di intensità.
Secondo stadio (15 minuti di musica): inizia a girare su te stesso in senso antiorario, con gli occhi socchiusi, tenendo le braccia aperte con il palmo destro volto verso l’alto e il sinistro verso il basso. Respira normalmente e lasciati assorbire dal movimento. Se girare in senso antiorario ti disturba, cambia la direzione e la posizione delle mani. Se avverti un senso di nausea, focalizzare lo sguardo sulla mano o sul pollice sinistro può esserti d’aiuto. Se il corpo si lascia cadere a terra da solo va benissimo. Per concludere la whirling rallenta la velocità e lascia che le mani si incrocino sul petto.
Terzo stadio (15 minuti ): silenzio. Stenditi a terra, preferibilmente sulla pancia, gli occhi chiusi. Vai dentro di te, diventa un testimone.
No mind
Questa meditazione è costruita specificamente per aiutare a espellere tutto quel pattume fastidioso che abbiamo nella mente, in modo che il testimone, quel silente osservare che è meditazione, possa accadere. Negli ultimi mesi, prima che smettesse di parlare, Osho concluse tutti i suoi discorsi serali con questa meditazione.
Primo stadio: Gibberish, o emissione di suoni senza senso : seduto o in piedi, chiudi gli occhi e comincia a fare suoni senza senso - il gibberish. Fai i suoni che vuoi, ma non usare un linguaggio, o parole che conosci. Lasciati lo spazio per esprimere qualsiasi cosa che abbia bisogno di essere espressa dentro di te. Butta fuori ogni cosa, diventa pazzo consapevolmente. La mente passa in termini di parole; il gibberish aiuta a rompere questi modelli di continua verbalizzazione. Senza sopprimere i tuoi pensieri, li butterai fuori in questa meditazione. Tutto è permesso: puoi cantare, piangere, urlare, gridare, bofonchiare, parlare. Lascia che il tuo corpo faccia tutto quello che vuole: saltare, sdraiarsi, camminare, sedersi, scalciare e così via. Non permettere che ci siano degli intervalli. Se non riesci a trovare dei suoni con i quali fare il gibberish, semplicemente ripeti la la la, ma non stare in silenzio.
Secondo stadio: essere un testimone: siedi assolutamente immobile e in silenzio, rilassato. Raccogli in te tutta la tua energia. Lascia che i tuoi pensieri si allontanino sempre più da te, e concediti di cadere nel profondo silenzio e nell’intima quiete che esiste nel centro del tuo essere. Sii consapevole e totalmente presente nel momento.
Terzo stadio: lasciarsi andare: lascia che il tuo corpo ricada all’indietro fino a terra, senza fare sforzi nè controllarlo. Mentre sei sdraiato, continua a essere un testimone consapevole di non essere il corpo, nè la mente: sei qualcosa di separato da entrambi. Viaggiando sempre più a fondo nel tuo essere, a un certo punto arriverai a toccare il tuo centro. Tieni gli occhi chiusi.
“La non mente è intelligenza. La mente è puro farfuglio, privo di intelligenza. Io ti chiedo di espellere la mente e tutta la sua attività in modo che tu possa restare puro, ripulito, trasparente, percettivo.”
(Osho - This, This, A Thousand Times This)
Shiva Netra
Shiva Netra (l’Occhio di Shiva) è una meditazione sul terzo occhio, composta da due stadi che si ripetono tre volte, per un totale di sei stadi di 10 minuti ciascuno.
Primo stadio (10 minuti di musica): siedi perfettamente immobile e osserva una luce blu con lo sguardo sfocato.
Secondo stadio (10 minuti di musica): chiudi gli occhi e ondeggia lentamente e dolcemente da una parte all’altra.
Ripetere i due stadi, alternandoli, per tre volte.
Vipassana
Siedi in silenzio e comincia a osservare il tuo respiro. Il punto di osservazione più semplice è all’entrata del naso. Quando il respiro entra, avvertine il contatto all’inizio del condotto nasale: osservalo da quel punto. Il contatto sarà più facile da osservare, il respiro sarebbe troppo sottile: all’inizio limitati ad osservarne il contatto. Il respiro entra e tu lo senti entrare: osservalo. E poi accompagnalo, seguilo. Scoprirai che a un certo punto si arresta. Si ferma da qualche parte vicino all’ombelico; per un attimo, per un pal , si arresta. Quindi, risale verso l’esterno: seguilo, di nuovo percepisci il contatto del respiro che fuoriesce dal naso. Seguilo, accompagnalo verso l’esterno: di nuovo arriverai a un punto in cui per un attimo brevissimo il respiro si arresta. E il ciclo riprende un’altra volta.
Inspirazione, pausa, espirazione, pausa, inspirazione, pausa. Dentro di te quella pausa è il fenomeno più misterioso. Quando il respiro è entrato in te e si è fermato, non c’è nessun movimento: quello è l’attimo in cui si può incontrare Dio. Oppure quando il respiro esce e poi si arresta, e non esiste alcun movimento.
Ricorda, non lo devi arrestare tu: si ferma da solo. Se lo interrompi volontariamente, quell’istante ti sfuggirà, perchè colui che agisce interferirà e scomparirà il testimone. Tu non devi interferire. Non devi alterare il ritmo della respirazione, non devi nè inalare nè esalare. Non è come il Pranayama dello yoga, dove tu intervieni per controllare il respiro. Non è la stessa cosa. Non alteri affatto il respiro, lasci spazio al suo fluire naturale, alla sua naturalezza. Lo segui quando esce e lo segui quando entra
E presto ti accorgerai dell’esistenza di due pause. In queste due pause si trova la porta. E in quelle due pause perverrai alla comprensione, vedrai che il respiro in se stesso non è vita, forse è nutrimento per la vita, come altri cibi, ma non è la vita. Perchè quando il respiro si arresta tu sei presente, assolutamente presente: sei perfettamente consapevole, assolutamente cosciente. E anche se il respiro si è arrestato, se il respiro non c’è più, tu ci sei ancora.
Trova un luogo comodo dove sederti per 45-60 minuti. E’ bene sedere alla stessa ora e nello stesso punto ogni giorno, ma non necessariamente in un posto silenzioso. Sperimenta finchè non trovi la situazione in cui ti senti a tuo agio. Puoi fare una o due sedute al giorno, ma non fare mai una seduta se non è trascorsa almeno un’ora da quando hai mangiato, e aspetta almeno un’ora dopo la seduta, prima di andare a dormire.
E’ importante sedersi con la testa e la schiena erette. Gli occhi devono restare chiusi e il corpo dev’essere il più fermo possibile. Puoi usare un seggiolino da meditazione o una sedia, oppure dei cuscini sistemati come meglio credi.
Non esiste una tecnica di respirazione particolare: va benissimo il respiro naturale. La Vipassana si basa sulla consapevolezza del respiro, per cui si devono osservare semplicemente l’inspirazione e l’espirazione in qualsiasi punto del corpo in cui si riesce ad avvertirne maggiormente la sensazione: all’altezza del naso o dello stomaco o del plesso solare.
Vipassana non è concentrazione e non si tratta di osservare il respiro per un’ora intera. Quando affiorano pensieri, emozioni o sensazioni, oppure quando sorge in te la consapevolezza di un suono, di un odore, o della brezza all’esterno, lascia semplicemente che la tua attenzione li segua. Qualsiasi cosa affiori può essere osservata come una nuvola che scorre nel cielo: non ti ci devi attaccare, nè la devi respingere. Ogni volta che puoi scegliere cosa osservare, torna alla consapevolezza del respiro.
Ricorda, non devi aspettarti nulla di speciale. Non esiste successo nè fallimento, nè vi sarà progresso. Non c’è nulla da capire o da analizzare, ma possono insorgere intuizioni di qualunque tipo. Le domande e i problemi possono essere visti come misteri con cui divertirsi.
Whirling
Whirling, la danza roteante dei Sufi, è una delle tecniche di meditazione più antiche che esistano, e una delle più potenti. Scende a profondità tali, che una sola esperienza può trasformarti completamente. Ruota semplicemente su te stesso, con gli occhi aperti, come fanno i bambini, come ese il tuo essere interiore fosse diventato un centro e tutto il tuo corpo una ruota, la ruota del vasaio che gira e rigira… tu sei al centro, ma tutto il corpo ruota intorno a te.
Si consiglia di non mangiare e di non bere nelle tre ore che precedono la meditazione. E’ meglio essere a piedi scalzi ma indossare un buon paio di calze, e indossare un vestito molto comodo. La meditazione si divide in due stadi, uno di rotazione e uno di riposo.
Primo stadio (45 minuti di musica): La rotazione va effettuata in senso antiorario, restando fermi nello stesso punto; le braccia sono aperte, il palmo della mano destra è rivolto in alto e quello della mano sinistra è rivolto in basso. Chi non si sente a suo agio ruotando in direzione antioraria può ruotare in senso orario, e in tal caso il palmo della mano destra è rivolto in basso e viceversa. Per i primi 15 minuti ruota lentamente. Poi aumenta gradatamente la velocità nei successivi trenta minuti, finchè non verrai rapito dalla rotazione e diventerai un turbine di energia. Al centro, però, il testimone sarà immobile e silente. Quando la rotazione sarà così veloce da non permetterti più di stare in piedi, il corpo cadrà da solo. Non decidere quando cadere, e non tentare di controllare la caduta: se il tuo corpo è rilassato, atterrerai con leggerezza e la terra assorbirà la tua energia.
Secondo stadio (15 minuti ): Una volta caduto, ha inizio la seconda parte della meditazione. Girati immediatamente sullo stomaco in modo che l’ombelico sia a contatto con il suolo o, se sei scomodo in questa posizione, rimani sdraiato sulla schiena. Tieni gli occhi chiusi, rimani passivo e in silenzio.
Devavani
Devavani è la voce divina che prende vita e parla attraverso colui che medita; egli diventa un vaso vuoto, un canale, un tramite. Questa meditazione si compone di quattro stadi di 15 minuti ciascuno. Per tutto il tempo tieni gli occhi chiusi.
Primo stadio (15 minuti ): siedi tranquillo, e ascolta la musica.
Secondo stadio (15 minuti ): inizia a produrre questi suoni senza senso. Ad esempio “la, la, la”, e continua finché in te non prendono forma altri suoni, che non ti sono famigliari ma che assomigliano a parole. Questi suoni devono venire da quella parte ormai dimenticata del cervello che hai usato nell’infanzia, prima di imparare a parlare. Assumi un’intonazione pacata, discorsiva: non piangere, non urlare, non ridere, non gridare.
Terzo stadio (15 minuti ): alzati in piedi e continua a parlare, lasciando che il tuo corpo si muova dolcemente con quei suoni. Se il tuo corpo sarà rilassato, le energie sottili creeranno un Lathian, o movimento vibrazionale spontaneo, che esula dal tuo controllo.
Quarto stadio (15 minuti ): tenendo gli occhi chiusi, sdraiati e rimani immobile.
“La mente è molto seria, e la meditazione è assolutamente non seria. Quando dico questo potreste rimanere stupiti, perchè la gente insiste nel parlare della meditazione in modo molto serio. Di fatto la meditazione non è una cosa seria: è un semplice gioco; allegro, sincero, ma non è serio. Non assomiglia al lavoro, ma al gioco. Il gioco è puro piacere: non è un’azione motivata e con un orientamento, al contrario è un puro e semplice fluire dell’energia.”
(Osho - La Nuova Alchimia)
Golden Flower
Osho suggerisce che il momento migliore per fare questa meditazione è il mattino presto al risveglio e la notte prima di addormentarsi. Osho descrive la meditazione come segue:
Sdraiati semplicemente sulla schiena, come se fossi sul tuo letto. Chiudi gli occhi. Quando inspiri, visualizza molta luce che entra nel tuo corpo dalla tua testa, come se vicino alla tua testa fosse sorto un sole - una luce dorata che si riversa nella tua testa. Tu sei semplicemente vuoto e la luce dorata si riversa nella tua testa, e si muove, si muove, profondamente, sempre di più, sino ad uscire dal corpo attraverso le dita dei tuoi piedi.
E quando espiri, visualizza un’altra cosa: oscurità che entra dalle dita dei tuoi piedi, e sale, ed esce attraverso la tua testa. Fai dei lenti e profondi respiri, questo ti aiuterà a visualizzare. Va molto piano.
Lascia che lo dica di nuovo: Inspirando, lascia che una luce dorata entri in te dalla tua testa, poichè è lì che il Fiore d’Oro attende. La luce dorata sarà di aiuto. Purificherà tutto il tuo corpo e lo renderà assolutamente pieno di creatività.. Questa è energia maschile. Poi, mentre espiri, permetti che un’oscurità, la più scura che puoi immaginare, come una notte buia, venga su come un fiume dalla punta dei tuoi piedi - questa è energia femminile, ti darà pace, ti renderà ricettivo, ti calmerà e ti darà riposo - e lascia poi che esca dalla testa. Poi inspira ancora, e la luce dorata entra. Fallo per venti minuti al mattino presto. E un altro momento ottimale per fare questa meditazione e la notte, quando vai a letto. Sdraitati e rilassati per qualche minuto. Quando senti che stai iniziando a vacillare tra la veglia e il sonno, proprio in quel punto, ripeti il procedimento e va’ avanti per venti minuti. Se ti addormenti prima di finirlo è anche meglio, perchè l’impatto resterà nel tuo subconscio continuando a lavorare. E dopo un periodo di tre mesi sarai sorpreso:l’energia che costantemente si addensava attorno al tuo muladhar, al tuo centro sessuale, ora va verso l’alto.
CIASCUNA DI QUESTE MEDITAZIONI SONO ESEGUITE CON L’AUSILIO DI APPOSITI CD-rom CONTENENTI LE MUSICHE ED I TEMPI PER OGNUNA DI ESSE. TALI CD-rom SONO DISPONIBILI PRESSO L’ASSOCIAZIONE “OSHOBA” TRAMITE L’INVIO DI UN APPOSITO MODULO - www.oshoba.it
PER MAGGIORI INFORMAZIONI INVIAMI UNA E-MAIL ALL’INDIRIZZO Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. E RISPONDERO’ IL PRIMA POSSIBILE…
I CENTRI, IN ITALIA, DOVE SI POSSONO SEGUIRE GRUPPI DI MEDITAZIONE E CRESCITA SPIRITUALE, CON MEDITAZIONI DI OSHO SONO:
- OSHO MIASTO, il più grande centro di Osho in Italia, situato lontano dalle città, in una posizione isolata, sulla cima di una collina nella splendida natura selvaggia e forte della Montagnola Senese - Podere San Giorgio, 16 - 53012 - Chiusdino (Si) - www.oshomiasto.it
- SOLELUNA, da quindici anni siamo attivamente presenti nel campo della crescita spirituale in modi e forme diverse, continuamente in evoluzione, sviluppo e trasformazione grazie al contributo di terapisti, insegnanti, amici, collaboratori, studenti, artisti, sciamani, medici e guaritori di tutto il mondo - via Andorno,5 - Torino - www.solelunaistituto.it
- OSHO ARIHANT MEDITATION&CREATIVE ATRS CENTER, E’ uno spazio aperto a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al percorso della conoscenza individuale attraverso la meditazione ed i gruppi di approfondimento. E’ anche un posto dove potersi incontrare con amici sullo stesso cammino e dove trovare persone a cui rivolgersi per avere indicazioni e consigli o per ricevere sessioni individuali. - 17019 Varazze (Sv) Italia www.oshovarazze.com
PER TROVARE IL CENTRO OSHO PIU’ VICINO A TE COSULTA IL SITO www.oshoamici.it
Tratto da http://youngvoice.blog.kataweb.it/
| Commenti |
|








